Disco

Lassù dove brucia il sole

Quando andai nella pampa
portavo con me il mio cuore
contento come un chirigüe
però là mi morì.
Prima persi le piume,
e dopo persi la voce,
lassù dove brucia il sole.

Quando vidi i minatori
nei tuguri dove stavano
mi dissi: “Vive meglio
nel suo guscio la lumaca,
o al riparo delle leggi
il ladrone d’alto bordo”,
e in alto brucia il sole.

Passo in un villaggio morto
mi si offusca il cuore,
benchè dove abiti gente
la morte sia anche peggiore.
Hanno sepolto la giustizia,
hanno sepolto la ragione,
e in alto brucia il sole.

Me ne tornai a Santiago
senza sapere di che colore
dipingono la notizia
quando il povero dice “No”.
In basso c’è la notte scura,
oro, salnitro e carbone,
e in alto sta bruciando il sole.

Tornare a diciassette anni

Tornare ad avere diciassette anni
dopo aver vissuto un secolo
è come decifrare segni
senza essere un dotto sapiente.
Tornare ad essere, all'improvviso,
fragile come un istante,
tornare a sentir tutto dentro
come un bimbo di fronte a Dio.
questo è quel che io sento
in questo istante fecondo.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
come l'edera alla parete,
e germoglia, germoglia
come il muschio sulla pietra,
come il muschio sulla pietra, eh, sì.

Il mio passo si è volto all’indietro,
mentre il vostro sta andando avanti;
l'arca dell'alleanza
e' penetrata nel mio nido
con tutto il suo arcobaleno,
ha passeggiato per le mie vene,
e persino le dure catene
con cui ci lega il destino
sono come un diamante fino
che m'illumina l'anima serena.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
come l'edera alla parete,
e germoglia, germoglia
come il muschio sulla pietra,
come il muschio sulla pietra, eh, sì.

Quel che può il sentimento
non lo ha potuto il sapere
né il cammino più illustre
né il più vasto pensiero.
Tutto cambia al momento,
come un mago accondiscendente
ci allontana dolcemente
da rancori e violenza:
solo l'amore con la sua scienza
ci rende tanto innocenti.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
come l'edera alla parete,
e germoglia, germoglia
come il muschio sulla pietra,
come il muschio sulla pietra, eh, sì.

L'amore è un turbine
di purezza originale;
persino un feroce animale
sussurra il suo dolce trillo,
trattiene i pellegrini,
libera i prigionieri;
l'amore con le sue cure
il vecchio lo fa tornar bambino,
e il malvagio, solo l'affetto
lo rende puro e sincero.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
come l'edera alla parete,
e germoglia, germoglia
come il muschio sulla pietra,
come il muschio sulla pietra, eh, sì.

E come per incanto
la finestra si è spalancata,
è entrato l'amore col suo manto,.
come un tiepido mattino;
al suono della sua bella diana
ha fatto spuntare il gelsomino,
volando come un serafino
al cielo ha posto orecchini
e i miei anni, a diciassette
li ha fatti tornare un cherubino.

S'aggroviglia, s'aggroviglia
come l'edera sulla parete,
e germoglia, germoglia
come il muschio sulla pietra,
come il muschio sulla pietra, eh, sì.

Parole all'Europa

Io, americano delle terre povere,
delle metalliche mesete,
dove il colpo dell'uomo contro l'uomo
si unisce a quello della terra sull'uomo,
io, americano errante,
orfano dei fiumi e dei
vulcani che mi procrearono,
a voi, semplici europei
delle strade storte,
umili proprietari della pace e l'olio,
saggi tranquilli come il fumo,
io vi dico: qui sono venuto
ad imparare di voi,
da alcuni e da altri, da tutti,
perché a cosa mi servirebbe
la terra, per quale motivo si fecero
il mare e le strade,
se non per continuare a guardare ed imparare
da tutti gli esseri un po'.
Non mi chiudiate la porta
(come le porte nere, picchiettate di sangue,
della mia materna Spagna).
Non mi mostriate la falce nemica,
né lo squadrone blindato,
né le antiche forche per il nuovo ateniese,
nelle larghe vie consumate
dallo splendore delle uve.
Non voglio vedere un soldatino morto
con gli occhi mangiati.
Mostratemi da una patria ad un'altra
l'infinito filo della vita
cucendo l'abito della primavera.
Mostratemi una macchina pura,
azzurra di acciaio sotto il grosso olio,
pronta per avanzare nei campi di grano.
Mostratemi il viso pieno di radici
di Leonardo, perché quel viso
è la vostra geografia,
e nell'alto dei monti,
tante volte descritti e dipinti,
le vostre bandiere unite
che riceveno
il vento elettrizzato.

Portate acqua del Volga fecondo
all'acqua dell'Arno dorato.
Portate semi bianchi
della resurrezione della Polonia,
e dalle vostre vigne portate
il dolce fuoco rosso
al Nord della neve!
Io, americano, figlio
delle più larghe solitudini dell'uomo,
venni ad imparare la vita di voi
e non la morte, e non la morte!
Io non attraversai l'oceano,
né le mortali cordigliere,
né la pestilenza selvaggia
delle prigioni paraguaiane,
per venire a vedere
vicino ai mirti che conosceva solo
nei libri amati,
le vostre orbite senza occhi ed il vostro sangue secco
nelle strade.

Io al miele antico ed il nuovo
splendore della vita sono venuto.
Io alla vostra pace e le vostre porte,
alle vostre lampade accese,
alle vostre nozzi sono venuto.
Alle vostre biblioteche solenni
da tanto lontano sono venuto.
Alle vostre fabbriche abbaglianti
arrivo a lavorare un momento
ed a mangiare tra gli operai.
Nelle vostre case entro ed esco.
A Venezia, in Ungheria la bella,
a Copenhagen mi vedrete,
in Leningrado, conversando
col giovane Pushkin, in Praga
con Fucik, con tutti i morti
e tutti i vivi, con tutti
i metalli verdi del Nord
ed i garofani di Salerno.

Io sono il testimone che arriva
a visitare la vostra dimora.
Offritemi la pace ed il vino.

Domani presto vado via.

Sta aspettandomi da tutte le parti la primavera.

Maledico dell’alto cielo

Maledico dell’alto cielo
la stella con il suo riflesso
maledico l’azzurro
luccichio del ruscello,
maledico del basso suolo
la pietra con il suo contorno
maledico il fuoco del forno
perché la mia anima è a lutto,
maledico le leggi del tempo
con il suo caldo asfissiante.
Quanto sarà il mio dolore?

Maledico la Cordigliera
Delle Ande e la Costa
maledico, signore, la stretta
E lunga fascia di terra,
anche la pace e la guerra
ciò che e chiaro e ciò che è ambiguo,
maledico tutto ciò che profuma
perché il mio desiderio è morto,
maledico tutto il vero
il falso e l’incerto.
Quanto sarà il mio dolore?

Maledico la primavera
con i suoi giardini in fiore,
e dell’autunno il colore
io lo maledico davvero;
la nube passeggera
la maledico tanto
perché mi accompagna una pena.
Maledico l’inverno intero
con l’estate bugiarda,
maledico il sacro e il profano.
Quanto sarà il mio dolore?

Maledico la solitaria
figura della bandiera
Maledico ogni emblema
Venere e l’Araucaria
il canto del canarino,
il cosmo e i suoi pianeti
la terra ed ogni sua crepa,
perché mi affligge una pena,
maledico del vasto mare
i suoi porti e le sue insenature.
Quanto sarà il mio dolore?

Maledico luna e paesaggio
le valli e i deserti,
maledico morto per morto
e i vivi, dal re ai servi,
l’uccello con le sue piume
io lo maledico più che posso,
le aule, le sacrestie
perché mi affligge un dolore,
maledico la parola amore
con tutta la sua porcheria.
Quanto sarà il mio dolore?

Maledico infine il bianco,
il nero e il giallo,
vescovi e chierichetti,
ministri e predicatori
io li maledico piangendo,
il libero e il prigioniero
il tenero e il rabbioso
gli impongo la mia maledizione
in greco e in spagnolo
per colpa di un traditore
Quanto sarà il mio dolore?

La giardiniera

Per dimenticarti
curo il mio giardino,
dove spero di trovare
una cura per le mie pene.

Qui pianterò il roseto
dalle enormi spine,
terrò pronta la corona
per quando in me morirai.

Per la mia tristezza una violetta azzurra,
un garofano rosso per la mia passione,
e per sapere se mi ami o no
sfoglio una bianca margheritona.
Se mi ami molto, poco o niente,
il mio cuore è sempre tranquillo.

Cresceranno poco alla volta
i pensieri allegri.
Quando saranno fioriti
il tuo ricordo sarà lontano.

Del fiore del papavero
sarò l’amica migliore,
lo metterò sotto il cuscino
per dormire tranquilla.

Inno dell'Unità Popolare

Se la nostra terra ce lo chiede,
dobbiamo essere noi
quelli che fanno sollevare il Cile,
così che ad assumerci insieme il compito
prenderemo il controllo (le redini)
di tutte le nostre vicende,
e finalmente si capiscano
uomo e donna tutti insieme.

Perchè questa volta non solo si cerca
di cambiare un Presidente,
sarà il popolo che costruirà
un Cile ben differente.(si ripete)

Tutti vengano ad unirsi,
abbiamo la porta aperta
e l’unità popolare
è per chiunque voglia.
Noi cacceremo via lo Yankee
e il suo linguaggio sinistro:
con l’unità popolare
ora siamo il Governo.

Perché questa volta non si cerca
di cambiare un Presidente,
sarà il popolo che costruirà
un Cile ben differente.(si ripete)

La Patria si vedrà grande,
con la sua terra liberata,
perché abbiamo la chiave,
ora le cose sono in marcia,
ora nessuno può toglierci
il diritto di essere liberi
e come esseri umani
potremo vivere in Cile.

Perché questa volta…..

Manifesto

Io non canto solo per cantare
né perché ho una bella voce,
canto perché la chitarra
possiede sentimento e ragione.

Ha un cuore di terra
e ali di colomba,
è come acqua benedetta
che benedice gioie e dolori.

Quì il mio canto trovò uno scopo
come diceva Violeta
chitarra lavoratrice
con profumo di primavera.

La mia chitarra non è dei ricchi
né sembra esserlo
il mio canto è per le impalcature
che cercano di raggiungere le stelle,
perché il canto ha senso
quando palpita nelle vene
di chi morirà cantando
le verità sincere,
non serve a raccogliere premi fugaci
né per darmi fama internazionale
ma è il canto di un spicchio di terra
che giunge giù fino in fondo al mondo.

Là, dove tutto giunge
e dove tutto ha inizio
un canto che sia stata coraggioso,
sarà sempre una canzone nuova.

Ti ricordo Amanda

Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel

Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui con lui con lui con lui con lui
sono cinque minuti
la vita è eterna
in cinque minuti
suona la sirena
si torna al lavoro
e tu camminando
illumini tutto
quei cinque minuti
ti hanno fatto fiorire

Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel
Il sorriso aperto
la pioggia nei capelli
non importava niente
correvi a incontrarti
con lui con lui con lui con lui con lui

Con lui che partì per la sierra
che non aveva fatto niente
che partì per la sierra
e in cinque minuti
è morto ammazzato
suona la sirena
si torna al lavoro
molti non tornano
neanche Manuel

Ti ricordo Amanda
la strada bagnata
mentre correvi alla fabbrica
dove lavorava Manuel

Preghiera a un contadino

Alzati e guarda la montagna
da dove viene il vento, il sole e l’acqua.
Tu che governi il corso dei fiumi,
tu che seminasti il volo della tua anima.
Alzati e guarda le tue mani,

per crescere, stringile al tuo fratello;

andremo insieme uniti nel sangue:

oggi è il tempo che può essere domani.
Liberaci da colui che ci domina nella miseria.
Portaci il tuo regno di giustizia e di uguaglianza.

Soffia come fa il vento sul fiore del passo andino.

Pulisci come il fuoco la canna del mio fucile.
Sia fatta infine la tua volontà qui sulla terra.

Dacci la tua forza e il tuo valore nel combattere.

Soffia come il vento sul fiore del passo andino.
Pulisci come il fuoco la canna del mio fucile.
Alzati e guarda le tue mani,

Per crescere, stringile al tuo fratello.

Andremo insieme uniti nel sangue
ora e nell’ora della nostra morte.

Amen

La grande gioia

L'ombra che ho frugato ormai non mi appartiene.
Io ho la gioia duratura dell'albero,
l'eredità dei boschi, il vento del cammino
e un giorno deciso sotto la luce terrestre.
Non scrivo perché altri libri mi imprigionino
né per accaniti apprendisti di giglio,
bensì per semplici abitanti che chiedono
acqua e luna, elementi dell'ordine immutabile,
scuole, pane e vino, chitarre e arnesi.
Scrivo per il popolo per quanto non possa
leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.

Verrà il momento in cui una riga, l'aria
che sconvolse la mia vita, giungerà alle sue orecchie,
e allora il contadino alzerà gli occhi,
il minatore sorriderà rompendo pietre,
l'operaio si pulirà la fronte,
il pescatore vedrà meglio il bagliore
di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,
il meccanico, pulito, appena lavato, pieno
del profumo del sapone guarderà le mie poesie,
e queste gli diranno forse: «E' stato un compagno».
Questo è sufficiente: questa è la corona che voglio.
Voglio che all'uscita di fabbriche e miniere
stia la mia poesia attaccata alla terra,
all'aria, alla vittoria dell'uomo maltrattato.
Voglio che un giovane trovi nella scorza
che io forgiai con lentezza e con metalli come
una cassa, aprendola, faccia a faccia, la vita,
e affondandovi l'anima tocchi le raffiche
che fecero la mia gioia, nell'altitudine tempestosa.

Me ne andrò di nuovo per le strade

E me ne andrò di nuovo per le strade
di quel che fu Santiago insanguinata,
e in una bella piazza liberata
mi fermerò a piangere per gli assenti.

Arriverò dal deserto arroventato,
ed uscirò dai boschi e dai laghi;
evocherò su un colle di Santiago
i miei fratelli che son morti allora.

E assieme a chi ha fatto poco o tanto,
a chi vuole la patria liberata,
sparerò le prime pallottole
più presto che tardi, e senza tregua.

Ritorneranno i libri, le canzoni
che furono bruciati da mani assassine,
rinascerà il mio popolo dalla rovina
e pagheranno la loro colpa i traditori.

Un bimbo giocherà in un viale alberato
e canterà con i suoi nuovi amici,
e questo canto sarà il canto della terra
per una vita spezzata alla “Moneda”.

E me ne andrò di nuovo per le strade
di quel che fu Santiago insanguinata,
e in una bella piazza liberata
mi fermerò a pianger per gli assenti.

Grazie alla Vita

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che, quando le apro,
perfettamente distinguo il nero dal bianco,
e nell'alto cielo il suo sfondo stellato,
e nella moltitudine l'uomo che amo.

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l'udito che, in tutta la sua ampiezza,
cattura, notte e giorno, grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera del mio amato.

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario
e con questo le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello e luce che illumina
la strada dell'anima di colui che sto amando.

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro ho attraversato città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada e il tuo cortile.

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto della mente umana,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

Grazie alla Vita che mi ha dato tanto.

Canzone con tutti

Esco a camminare
per la cintura cosmica del sud.
Percorro la regione
più vegetale del vento e della luce.
Sento al camminare
tutta la pelle dell’America nella mia pelle
e scorre nel mio sangue un fiume
che libera nella mia voce la sua piena.

Sole dell’Alto Perù
volto Bolivia, stagno e solitudine
un verde brasile
bacia il mio Cile rame e minerale.
Salgo da sud
verso l’America profonda e totale
pura radice di un grido
destinato a crescere e ad esplodere.

Tutte le voci, tutte,
tutte le mani, tutte,
tutto il sangue può essere
canzone nel vento.
Canta insieme a me
fratello americano
libera la tua speranza
con un grido nella voce.

Circonda l’Ecuador
di luce la Colombia nella valle
di piantagioni di caffè.
Cuba di alto son
chiama nel vento il Messico ancestrale.
Continente azzurro
che in Nicaragua cerca la sua radice
perché lotti l’uomo
di paese in paese
per la pace.

Il popolo unito, non sarà mai vinto

Il popolo unito, non sarà mai vinto
Il popolo unito, non sarà mai vinto

In piedi, cantare
che trionferemo.
Già avanzano
Bandiere di unità.
E tu verrai
camminando con me
e così vedrai
prosperare il tuo canto e la tua bandiera.
La luce
di un tramonto rosso
già annuncia
la vita che verrà.

In piedi, combattere
il popolo trionferà.
Sarà migliore
la vita che verrà
a conquistare
la nostra felicità
e in un lamento
mille voci di lotta si alzeranno,
diranno
canzone di libertà,
con decisione
la patria vincerà

E ora il popolo
che si alza nella lotta
con voce da gigante
urlando:avanti!

Il popolo unito, non sarà mai vinto
Il popolo unito, non sarà mai vinto

La patria sta
forgiando l'unità
da nord a sud
si muoverà
dal salare
ardente e minerale
al bosco australe
uniti nella lotta e nel lavoro
andranno,
percorreranno la patria
il loro passo già
annuncia il futuro.

In piedi, cantare
il popolo trionferà.
A milioni
impongono la verità,
sono uno squadrone
di acciaio ardente,
le loro mani
porteranno la giustizia e la ragione
Donna,
con fuoco e con valore,
sei qui
insieme al lavoratore.

E ora il popolo
che si alza nella lotta
con voce da gigante
urlando:avanti!

Il popolo unito, non sarà mai vinto
Il popolo unito, non sarà mai vinto